Le opere di Sergio Etere ricordano la tecnica informale del "dripping", elaborata da Jackson Pollock, la cosiddetta "action painting", cioè pittura d´azione, gestuale. Ma diversamente da questa, l´artista non lascia che il suo quadro si "faccia da solo", si nota l´evidente suo intervento per disciplinare la materia e dar corpo all´idea, la forza che lo spinge a decidere come il risultato debba essere in linea con il suo bisogno interiore di espressione. E non parlerei nemmeno di "tecnica": la passione che si coglie, sebbene dissimulata entro movimenti che vogliono avere proprie regole ben precise, fa sì che non si possa parlare di un "modo di dipingere", di una "tecnica espressiva", quanto piuttosto di una urgenza spontanea di estrarre dal sé, per affrancarsene, le antinomie inespresse che, esteriorizzate, trovano un loro ordinamento e una loro catarsi. Non è la casualità irrazionale dell´arte informale, nè è un risultato artistico che deriva automaticamente da scelte non consapevoli; è piuttosto il mettere ordine nella propria interiorità attraverso l´oggettivazione delle pulsioni creative più o meno inconsce. E così nel passaggio dall´artista all´opera avviene il riconoscimento delle istanze che urgevano di essere espresse, si ha la liberazione dell´idea, e la si realizza. Una volta realizzata l´opera, il processo è compiuto: il colore assume il suo ruolo di definizione della realtà, il movimento fa stato delle motivazioni sottese. In definitiva, l´esigenza espressiva è stata liberata. Come se il quadro riconoscesse al suo autore la capacità di avergli dato vita propria, e stesse lì a documentare il passaggio tra l´immateriale e la materia "ordinata". Una veste materiale di un´idea che, pur nella sua oggettiva necessità di essere quale è, continua a lanciare suggestioni a coloro che non hanno preso parte all´avvenimento creativo e che continua ad evocare possibilità. Anche nelle opere più propriamente figurative si nota la tensione dell´autore alla liberazione dell´idea, la forza che sottende il gesto creatore, l´impercettibile equilibrio raggiunto con la manifestazione palese del pensiero. Le forme, pur se consuete, rimandano a significati ulteriori, a misteri velati da scoprire. La fruizione dell´opera non è mai un fatto per sempre.
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